Tutte le emergenze ambientali della mia città e provincia, le soluzioni possibili.
In primo piano l'espansione del porto, il dragaggio, i veleni e le discariche.
Progetti alternativi sostenibili.
Quello che i media locali quasi mai pubblicano, lo puoi leggere in questo sito.
Sono graditi opinioni, commenti, fotografie, materiale informativo.
SUI DIRITTI NON SI TRATTA
In base al principio, sancito dalla normativa europea: "chi inquina paga", la fascia di rispetto non può essere oggetto di trattativa del tipo: io ti mitigo i disagi ma tu mi fai interrare e dragare.
Non si sa dove voglia arrivare l'autorità portuale: le leggi ci sono e nessuna trattativa (ricatto?) le può modificare o aggirare.
La fascia di rispetto è un diritto sacrosanto per i cittadini ed un dovere per chi causa l'inquinamento.
Si deve fare subito e senza porre condizioni.
Si può discutere nel merito della fascia di rispetto, secondo il volere della circoscrizione e dei cittadini, senza per questo condizionarne la realizzazione con un "via libera" a compiere interramenti e dragaggi in una zona intensamente popolata, sottoposta a vincolo ambientale, che già sopporta immensi disagi per il porto nelle sue dimensioni odierne.
IL DOCUMENTO LEGAMBIENTE
Ecco il documento di LEGAMBIENTE sugli scenari alternativi oggetto di polemiche autolesioniste, a causa di una bozza di essa (volutamente?) male interpretata:
prima di dar credito a vaghe farneticazioni, si prega di
1) leggerlo,
2)capirlo e
3)usare il cervello!
Solo dopo i punti 1,2,3 si può esprimere un giudizio in merito.
Quanti tra coloro che hanno espresso un parere sono passati prima dai punti 1,2,3?
ELEMENTI PER UNO SCENARIO ALTERNATIVO
Alcuni stralci:
La scelta che, alla luce delle precedenti considerazioni ambientali, infrastrutturale ed economico-sociali ci sentiamo di proporre, è quella di un porto "multifunzionale"
In quest’ottica il numero attuale di container movimentati è già oltre il limite della sostenibilità ambientale e infrastrutturale, come testimoniato dalla storiografia del superamento dei parametri ambientali quali ad esempio polveri fini (PM10) e rumore, parametro questo che è valso addirittura l’intervento della Magistratura che sequestrò il Porto decretandone la sospensione delle attività nelle ore notturne.
Le aree da dedicare alle attività portuali perciò non possono essere solo quelle immediatamente legate alla linea di costa, ma devono comprendere anche gli spazi retroportuali di immediata pertinenza, in questo caso quelli di Santo Stefano che distano appena 8 km dal porto e a tutti gli effetti possono essere destinati alle attività tipiche dei distripark endo-portuali o immediatamente a ridosso del porto.
E’ imprescindibile e non derogabile la scelta, per quello che riguarda queste ultime aree, di recuperare quelle contenenti montagne di containers spesso vuoti e fermi da anni e in altri casi ben più gravi, evitando di realizzare il nuovo polo logistico in aree ancora "vergini" e non ancora asservite al retroporto.