Tutte le emergenze ambientali della mia città e provincia, le soluzioni possibili.
In primo piano l'espansione del porto, il dragaggio, i veleni e le discariche.
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DRAGAGGI, NON SERVE IL BRACCIO DI FERRO
Pubblichiamo il testo integrale della dichiarazione dell’on. Egidio Banti alla notizia del nuovo ricorso al Tar sui dragaggi portuali della Spezia presentato da Enrico Schiffini:
Da tempo sostengo che intorno alle sorti del porto mercantile della città, e quindi dell'intera economia cittadina, si è avviato un balletto indecente, che non porta da nessuna parte. Il nuovo ricorso di Schiffini e Granara e le polemiche che ne sono seguite mi confermano in questa opinione. La scelta fatta a suo tempo da Schiffini di candidarsi al fianco di Biasotti per le regionali, di fatto strumentalizzando tutta la sua azione, ha enormemente complicato le cose. Da questo punto di vista, le reazioni di Regione ed enti locali al nuovo ricorso sono ineccepibili, e registrano come la politicizzazione di un problema rischi di complicarlo ancora di più. Il giudizio politico nei confronti di Schiffini non può che essere negativo da parte di tutto il centrosinistra, e ovviamente lo è anche da parte mia. Il problema però è un altro. Se vogliamo fare davvero gli interessi del porto, evitando un nuovo stillicidio di ricorsi e controricorsi, che durerebbe anni, dobbiamo chiederci se il ricorso sia fondato o meno. E se la decisione presa da Bucchioni pochi giorni prima di lasciare l'incarico (io l'avevo definita una "polpetta avvelenata") corrisponda o meno alla linea di Comune e Provincia, secondo cui si deve fare, nel golfo, la bonifica per stralci e, per conseguenza, i dragaggi portuali sono leciti a condizione che vengano fatti con le procedure della bonifica, come definite dal ministero dell'Ambiente. Del resto, è chiaro che non può esserci una legge valida per l'Autorità portuale (pesce grosso) ed una per Itn, Ferretti e simili (pesci piccoli, anche se pregiati). Un nuovo estenuante braccio di ferro non serve a nessuno. Ci vuole coerenza, e determinazione nell'imporre a tutti i soggetti interessati a questa delicata partita regole certe, condivise e rispettose delle leggi italiane ed europee. Se il problema verò è, come io credo che sia, quello dei costi, ciò significa che quei costi, come ripeto da mesi, devono essere abbattuti, e risarciti dallo Stato. Una proposta di legge presentata proprio in questi giorni da me e dall'on. Ettore Rosato va esattamente in questa direzione.
DRAGAGGI, FANNO FINTA DI NON CAPIRE
(Egidio Banti, notiziario Politico)
Svanito, almeno per ora, l’effetto “exit poll” sulla sentenza del Consiglio di stato in materia di dragaggi, nei giorni scorsi la consueta compagnia di giro che si oppone alla bonifica del golfo spezzino (senza questa volta, ad onor del vero, l’assessore regionale Giacomo Gatti, che ne ha preso lodevolmente le distanze) è tornata ad esibirsi chiedendo, con rinnovata supponenza, la “deperimetrazione” del golfo stesso dal sito nazionale di bonifica denominato “Pitelli”.
Particolarmente attivo al riguardo (la campagna elettorale si avvicina !) è parso l’altro assessore regionale spezzino, Gino Morgillo.
Dunque, secondo Morgillo e gli altri, una legge (magari il “famoso” “emendamento Grillo”, di cui però si è persa ogni traccia…) o un decreto ministeriale dovrebbero compiere il gesto che, nei giochi di carte, si chiama “carta su” !
Insomma, abbiamo sbagliato, scusate, ma l’area a mare di Pitelli (cioè il golfo, con il porto) con l’inquinamento non c’entra nulla.
Ma è possibile una cosa del genere ? Ebbene, cari amici della compagnia di giro, no non è possibile !
Badate che non diciamo che non è opportuna o che non è giusta. No, diciamo quello che voi fate finta di non capire, anche se lo sapete benissimo: un decreto del genere non è proprio possibile, perché sarebbe nullo in radice per mancanza assoluta di motivazione.
E neanche è possibile una legge, che avrebbe poi bisogno comunque di un decreto ministeriale, visto che non può essere una legge a stabilire se un sito è o no inquinato.
Dicono: ma bonificare costa troppo ! Ebbene, cari amici, a parte il fatto che i costi reali per ora non si possono ancora quantificare, non vi accorgete che proprio tale argomento vi dà, come si dice, la zappa sui piedi ?
Proprio i costi alti dimostrano, infatti, che l’inquinamento c’è, eccome.
E voi volete fare “carta su” ? Suvvia, il caso è difficile, non lo neghiamo, ma un po’ di serietà non guasterebbe…
IL PIANO E’ SUPERATO
(Egidio Banti, notiziarioPolitico)
Da tempo sosteniamo, anche su queste pagine, che la proposta di Piano regolatore portuale presentata dall’Autorità portuale della Spezia, adottata dagli enti locali e sinora mai approvata né in regione né a Roma, risulta ormai superata.
Non risultano confermati, infatti, i dati relativi al trend della movimentazione commerciale del porto, ma neppure quelli relativi alla resa del lavoro portuale per ettaro.
Appare chiaro che, se tutto ciò fosse vero, ne discenderebbe la necessità di rivedere la prospettiva dei nuovi interramenti, sempre presentata invece dal presidente Bucchioni come una “linea del Piave” per la sopravvivenza stessa del porto.
Ebbene, una chiara conferma delle nostre perplessità viene ora da Genova, ma soprattutto da Cagliari, dove nei giorni scorsi è stato sperimentato il nuovo sistema di automatizzazione delle operazioni portuali.
Come informano le agenzie di stampa, “il progetto triennale Integration, del valore di dieci milioni di euro, cofinanziato dall’Unione europea, ha dato, come primi risultati, la realizzazione del dispositivo Agv, che ha una capacità di movimentazione dei carichi nei terminali pari ad oltre 500 teu all’ora…
Il terminal automatizzato del futuro potrà raggiungere una resa tripla rispetto a quella attuale (35 mila teu per ettaro).
Il ciclo completo di una nave in un simile terminal sarà di circa sei ore, ed un terminal che può accogliere quattro navi nelle 24 ore, debitamente attrezzato, potrà raggiungere su base annua un livello di traffico pari a due milioni di teu” (cioè il doppio di quanto movimentato alla Spezia nel 2003).
Il progetto si basa su due elementi: navi ro-ro e ro-pax progettate appositamente, e un nuovo dispositivo, detto appunto Agv, appunto un veicolo teleguidato in grado di caricare o scaricare oltre 500 teu per ora.
Si tratta di un veicolo “intelligente”, che opera sia nel piazzale sia bordo della nave, sollevando i contenitori e scaricandoli nella parte desiderata.
E le navi ? Non si parla soltanto di mega-navi, al contrario di quanto vogliono farci credere alla Spezia: “Fincantieri, Izar e Cetena hanno progettato una nuova serie di navi ro-ro e ro-pax specificamente per terminal automatizzati, navi che presentano range di carico tra gli 80 e i 1400 teu, e velocità tra i 10 e i 55 nodi”.
Quindi, come si vede, resta la prospettiva di usare navi di dimensioni molto diverse tra loro, tutte però predisposte per il nuovo sistema.
E chi ha sperimentato a Cagliari il nuovo sistema?
Nientemeno che il Cict, ovvero il “Cagliari international container terminal” , che fa parte del gruppo Contship, tanto che “i risultati sperimentali di Cagliari saranno usati per una simulazione a computer nel terminal di Gioia Tauro”.
Difficile immaginare che, magari con qualche adattamento, il nuovo sistema non possa (e non debba, per i suoi committenti) essere utilizzato nel porto della Spezia. Semmai – come è apparso chiaro a Genova, dove gli operatori – ci saranno problemi occupazionali, per la possibilità di ridurre il personale di banchina: ma se la Contship potrà farlo, non sarà certo per i mancati dragaggi o per il mancato interramento di una parte del golfo spezzino…
Anzi, sembra di capire che la polemica sui dragaggi, alla fin fine, potrebbe persino venir bene ad aziende già intenzionate a ridurre almeno in parte il proprio personale di piazzale.
Per noi, a questo punto, resta un interrogativo non chiarito: se all’Autorità portuale sapevano (e non potevano non sapere) che si stava preparando questo nuovo sistema, finanziato con soldi pubblici, per quale motivo hanno insistito tanto, e tanto a lungo, sui nuovi interramenti?
Solo per salvare la faccia ? Stentiamo a crederlo.
PORTO, SIAMO ARRIVATI AGLI EXIT POLL !
Egidio Banti
E poi dicono che… non c’è più religione ! In effetti, almeno a nostra memoria, non era mai accaduto che un autorevole parlamentare di maggioranza (ci riferiamo al senatore Luigi Grillo) arrivasse ad inventare gli… exit poll di una sentenza del Consiglio di stato non ancora né comunicata né tanto meno pubblicata. Eppure è avvenuto proprio così, tanto che, giorni fa, i giornali spezzini hanno pubblicato ampi servizi sugli (testuale) “orientamenti” del Consiglio di stato stesso relativamente al ricorso dell’Autorità portuale contro la sentenza “dragaggi” del Tar Liguria. E si è arrivati ad ipotizzare, sempre sulla scorta di tali presunte “rivelazioni” grilliane, un imminente avvio dei lavori di dragaggio come a suo tempo proposti dall’Autorità portuale. Davvero incredibile e, a nostro sommesso giudizio, molto poco rispettoso delle regole fondamentali di uno stato di diritto. Ma così vanno le cose nell’Italia di Berlusconi. Comunque, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza:
1. Che il sen. Grillo auspichi una sentenza di riforma della pronuncia del Tar non è cosa nuova, ed è verosimile che, per quanto in suo potere, si sia dato molto daffare in tale direzione. Ma perché non attendere la sentenza ? Gli exit poll, ormai lo sappiamo, sono sempre rischiosi: si può andare a letto sognando i dragaggi, e ci si può risvegliare la mattina facendo i conti con le bonifiche…
2. Detto questo, va osservato che il Consiglio di stato può sì accogliere il ricorso dell’Autorità portuale, ma non è detto che lo faccia in toto. Motivo per cui è comunque cosa saggia attendere le motivazioni dell’eventuale sentenza di riforma, che potrebbe ben essere solo parziale o comunque tale da non incidere sulla sostanza delle procedure. Non va dimenticato infatti che il Consiglio di stato, l’anno scorso, aveva confermato la sospensiva disposta dal Tar. Proprio per questo appare quanto meno azzardato dedurre, magari da qualche mezza affermazione di un usciere, che un eventuale accoglimento del ricorso dell’Autorità portuale rimetta in moto, come niente fosse avvenuto, la procedura di dragaggio.
3. Non solo: è noto come la conferenza dei servizi del ministero dell’Ambiente abbia in questo frattempo modificato il piano di caratterizzazione dell’area marino-costiera prospiciente il sito di Pitelli che era stato approvato il 12 febbraio 2002, e dal quale discendevano i (pasticciati) progetti di dragaggio dell’Autorità portuale. Come minimo, la conferenza dei servizi dovrebbe riprendere in mano l’esame dei progetti in questione, per coordinarli tra loro. Ci sembra quindi da escludere che una qualunque sentenza del Consiglio di stato possa oggi (o meglio, domani) consentire un avvio pressoché immediato dei lavori di dragaggio. Sarebbe necessaria una nuova conferenza dei servizi, con possibilità di nuovi ricorsi, magari fondati proprio sulle considerazioni di diritto del Consiglio di stato… In sostanza, una vittoria dell’Autorità portuale – al punto in cui siamo – potrebbe rivelarsi una “vittoria di Pirro” e, paradossalmente, allungare ancora i tempi di soluzione del problema.
Non per nulla, avevamo sconsigliato un ricorso al Consiglio di stato mentre il ministero dell’Ambiente stava avviando nuove procedure. Noi riteniamo infatti che il Consiglio di stato “interpreterà” la norma, al massimo “attenuando” gli effetti della pronuncia del Tar, ma senza cancellarli. E restiamo dunque dell’avviso che il problema del futuro del porto della Spezia sia e resti un problema eminentemente politico, che deve essere affrontato mediante la stipula di un patto vero con la città. Quel patto che l’attuale gestione dell’Autorità portuale non è stata, purtroppo, in grado di proporre e di realizzare.
PORTO, GUASTATORI CON L’AMARO IN BOCCA
(Egidio Banti)
C’era attesa per la conferenza dei servizi di mercoledì scorso, al ministero dell’Ambiente. Forse, a leggere i giornali dei giorni precedenti ed a sentire i dibattiti televisivi, ce n’era sin troppa. In realtà, la conferenza è andata come doveva andare, e come ci eravamo permessi qui di indicare che sarebbe andata. E’ stata avviata la procedura di valutazione dei primi progetti parziali di bonifica del Golfo, ma ovviamente non la si è conclusa, anche perché, tanto più in sede di prima applicazione della legge, se si vogliono fare le cose serie un po’ di tempo ci vuole. Del resto, se n’è perso tanto, e non certo per colpa di chi vuol lavorare bene… Tutto ciò è positivo, e lo confermano i commenti favorevoli dei diretti interessati, da alcuni dei presentatori dei progetti all’assessore Cozzani del comune. “La nave va”, come si diceva una volta (absit iniuria verbis, naturalmente…), e il consiglio di stato, nei prossimi giorni, avrà sul tavolo un argomento in più per respingere il ricorso dell’Autorità portuale: la bonifica parziale è possibile e, stralcio dopo stralcio, si può bonificare tutto il Golfo. Dunque, non c’è alcun motivo di rigettare la sentenza del Tar della Liguria (e del resto il consiglio di stato lo aveva già detto pronunciandosi un anno fa sulla sospensiva).
Tutto ciò ha suscitato invece un qualche sconforto nei guastatori di professione, quelli del “Muoia Sansone con tutti i Filistei”. Tra loro, la palma dell’originalità spetta, si fa per dire, a Marco Ceglie, il quale, attingendo forse a fatica tra i ricordi liceali, se n’è uscito con la frase “Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata !”. A dire il vero, è stata l’Autorità portuale a ricorrere a Roma, sia al ministero dell’Ambiente sia appunto al consiglio di stato. Avesse fatto il suo dovere, né di Roma né di Genova ci sarebbe stato bisogno. Eppoi, ci dica un po’ Ceglie cosa avrebbe dovuto fare il ministero: forse non discutere ? Forse rigettare i progetti ? E bravo segretario del porto, allora sì che il porto e il Golfo sarebbero andati a picco… Originale anche l’altro commento che, tra quelli che chiamiamo guastatori, va oggi di moda: “Non bisogna fare figli e figliastri: tutti hanno diritto di bonificare il Golfo !”. Frase storica, come si vede, ma lapalissiana. Ci mancherebbe altro ! Solo che di bonifica appunto bisogna parlare, e non di dragaggio, come invece ha sin qui fatto l’Autorità portuale. E senza completare la caratterizzazione, la bonifica – esclusi i punti palificati – non si può fare. Come si vede, più passa il tempo, e più appare chiaro a tutti come stanno davvero le cose: dove stiano le colpe vere dei ritardi e dove i pericoli di aggirare una legislazione, quella ambientale, che abbastanza solida la è, visto che il senatore Grillo, nonostante i proclami settimanali, non è ancora riuscito nemmeno a scalfire. Noi comunque, con pazienza cristiana, auspichiamo sempre il ravvedimento di tutti, anche dei guastatori di professione. L’economia spezzina avrebbe solo da guadagnarci. Ma forse, a qualcuno, dell’economia spezzina non interessa poi molto…
Una parola infine su Schiffini, anche lui, a prima vista (ma forse la traduzione giornalistica del suo pensiero non è stata facile), non del tutto soddisfatto dell’incontro romano. Schiffini ha vinto, sinora, una battaglia giusta. Non può volere stravincere, anche perché entrerebbe in contraddizione. Cioè a dire: non può pensare di bloccare all’infinito la bonifica solo perché una parte della bonifica comporterebbe dei dragaggi. Questo non è comprensibile, e se fosse comprensibile, non sarebbe accettabile. Fossimo in lui, invece, faremmo all’Autorità portuale un’altra domanda: volete fare davvero la bonifica dei vostri canali? E volete farla a regola d’arte ? Bene, diteci dove troverete i soldi e come intendete procedere al riguardo… Ecco, questo sì che sarebbe un tema interessante. Da non svicolare.