Tutte le emergenze ambientali della mia città e provincia, le soluzioni possibili.
In primo piano l'espansione del porto, il dragaggio, i veleni e le discariche.
Progetti alternativi sostenibili.
Quello che i media locali quasi mai pubblicano, lo puoi leggere in questo sito.
Sono graditi opinioni, commenti, fotografie, materiale informativo.
Visto che a molti è sfuggita, pubblico la lettera inviata al secolo da Orlando, che sembra prendere leggermente le distanze da posizioni portualiste oltranziste, ben presenti in tutti i partiti, da AN ai DS di Spezia.
Che dire a Orlando...meglio tardi che mai!
L'estate che si avvia a conclusione mi sembra consegni alla città opportunità e rischi.
Le opportunità ci vengono dai passi avanti compiuti dall'iter del progetto di bonifica e del PRP.
Ci vengono dalla conferma che ogni stagione dà delle capacità attrattive del nostro golfo e dal rafforzamento di una vocazione naturale per la nautica.
Il rischio è quello della paralisi sempre incombente.
Quando parlo di ingessatura non mi riferisco soltanto alle opportunità economiche ma anche alle occasioni di fruizione del Golfo più semplici e magari più voluttuarie che tuttavia stanno alla base della qualità della vita per chi abita questo territorio: il diporto e la balneazione.
Il paradosso è che, mentre si sviluppano a lungo termine progetti come quello che riguarda la diga, nel breve periodo tra l'inasprimento dei divieti e la riduzione delle spiagge libere, le occasioni di vivere il mare si riducono progressivamente.
Se uno non è facoltoso e non risiede in un comune balneabile ha diritto a fare il bagno in mare?
La tortuosità della vicenda bonifica ha impedito il dragaggio danneggiando lo scalo e ha bloccato nei fatti, o almeno ritardato, le possibilità di insediare nuove attività legate alla nautica. La beffa è che questo stallo non ha reso più facile andare a fare un bagno o in giro in barca.
Non è sufficiente, come spesso si è fatto, invocare a gran voce decisioni, bisogna proporre strade percorribili nelle condizioni date.
Partiamo dal porto.
Penso che la stessa comunità portuale abbia compreso che non si fa molta strada contro la città e che l'ipotesi di un mega porto non vada da nessuna parte.Prima di ogni interramento a mare, si deve provvedere a riqualificare il Levante.
La crescita del porto a partire dagli anni '80 è stata ottenuta ignorando l'impatto negativo prodotto sul territorio circostante. Grava per questo, un clima di sfiducia che l'attuazione del PRP deve affrontare.
Lo strumento c'è: il piano operativo triennale.
Sarebbe utile se l'autorità Portuale chiamasse ad un confronto immediato enti locali, circoscrizioni, forze sociali.
In questa sede va affrontato il tema della ricollocazione delle marine.
E' urgente?
Se sì, quale si farà per prima?
Concretizzare il metodo del PRP significa determinare il clima necessario per affrontare altre questioni essenziali per il futuro.
La bonifica è tra queste.
Sarebbe utile affrontare da subito il tema degli strumenti operativi per la sua attuazione, anche provocando un confronto pubblico.
Il che significa iniziare a delineare le modalità di trattamento dei fanghi, ragionare suoi soggetti imprenditoriali più idonei a gestire questo processo, sul sistema dei controlli necessari.
Sarebbe una sciagura se al momento di passare dalle carte ai fatti si scoprisse di non disporre degli strumenti adeguati.
Infine, un'altra grande questione è rappresentata dal progetto di riconversione del primo bacino per usi civili.
Mentre appprontiamo gli strumenti per scegliere il progetto più bello e per l'utilizzo preferito dagli spezzini non sarebbe utile dotarci anche degli strumenti per capire quali sono le funzioni in grado di attrarre investimenti?