Poeti e Veleni nel Golfo

Tutte le emergenze ambientali della mia città e provincia, le soluzioni possibili.
In primo piano l'espansione del porto, il dragaggio, i veleni e le discariche.
Progetti alternativi sostenibili.
Quello che i media locali quasi mai pubblicano, lo puoi leggere in questo sito.
Sono graditi opinioni, commenti, fotografie, materiale informativo.

CHI SONO

Blogger: sciac
Un seguace del pensiero filosofico di Luigi Malabrocca

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
Appello per la Giustizia - Per De Magistris
martedì, dicembre 14, 2004

I veleni della Spezia

di Maurizio Maggiani da il Secolo XIX del 12/12/04
Ieri a Spezia sono entrato per la prima volta in un museo. È una cosa impegnativa ed emozionante farlo; non è come andare al cinema, è assai di più che entrare in un ristorante: un museo è sempre un luogo di viaggi misteriosi carichi di straordinarie evenienze e pericolosi inciampi. Si chiama CAMEC questo museo, centro d’arte moderna e contemporanea, e incontrarlo è stata una bella notizia. Perché l’ho trovato bello; un gran bel museo, bello da vedersi e da starci, con dentro delle belle cose da guardare e cercare di capire.
Non è una roba da poco: ci sono mille musei in mille città di provincia, ognuno con la sua piccola gloria, ma alla fine sono pochi quelli che ti vengono incontro con sincera amicizia e ti danno quello che hanno senza supponenza, e senza cercare di annegarti nella loro montagna di patacche.
È un gran bene che ci sia un museo così, è un gran bene che la comunità abbia largheggiato e fatto sacrifici per concederselo.
La cosa che appare incredibile a chi non conosce la città è che questo presidio di bellezza sia collocato al centro di una landa di desolazione.
La quale desolazione non suppura da un sito periferico di aree industriali dimesse, ma dal cuore stesso della città, essendo appunto il museo nel centro cittadino.
Lasci da parte le due strade che con grande fatica sono state riqualificate negli ultimi anni e ti inoltri nel set di un film di un Bergman degli anni 50 coonsumato dall’ambizione di descrivere una sua metafisica della sciatteria esistenziale.
Attraversi strade buie e disadorne, che ti appaiono abbandonate dall’idea stessa del decoro, come se l’abbandono fosse uno stato naturale nelle intenzioni di chi ha edificato la città e la sta abitando.
La sporcizia, la cattiva illuminazione, il miserando squallore di magazzini e negozi, il selvaggio prosperare della gambarossa e della gramigna negli angoli dei marciapiedi in sfacelo, ti consegnano a uno stato dell’animo più che a uno stato del civismo.
Se non conosci la città ti chiedi quale folle ardore mistico abbia spinto i suoi cittadini a rinunciare ad ogni cosa terrena per promuovere l’esaltazione dello spirito: in questi ultimi dieci anni la città si è data cinque nuovi musei, forse non tutti simpatici come CAMEC, ma pur sempre di elevate intenzioni.
Ma se conosci la città ti chiedi se non abbia infine deciso di sopprimere se stessa, lentamente farsi finire, schiacciata da un senso di colpa collettivo e universale, dalla coscienza di una impossibile redenzione.
Dirà pur qualcosa sulla sua anima il fatto che Spezia è la città con il più alto consumo di antidepressivi della nazione.
Di cosa e su cosa sta vivendo questa città, da quale nerbo trae le ragioni della sua esistenza e delle attese di prosperità? Dall’indicibile.
Da ciò che non è detto, non va detto, non è bene dire.
Nulla negli ultimi decenni appare alla luce, nulla è limpido, tutto trascorre nell’acqua scura e insondabile dei canali che la attraversano. Forse Spezia è una città avvelenata nell’anima perché lo è stata nel corpo. È vissuta e vive di veleno, ne muore.
Il porto dei veleni, la centrale elettrica dei veleni, le discariche dei veleni.
Sono state fatte leggi dello Stato appositamente per cercare i veleni i questa città. Il suo territorio è forse uno dei più indagati d’Europa, perché uno dei più appestati.
Da decenni, e ancora non è chiaro, non si sa, non si dice, quanto, perché, chi.
Una città che ha deciso di non sapere, una città che si mortifica nel suo stesso silenzio. Una città che da vent’anni ha un tasso eccezionale di casi di cancro al polmone e alla pleure e non sa bene il perché.
È la stessa città che da una settimana sa che, per pura coincidenza, nello spazio di tre isolati ha quattro bambini ammalati di leucemia.
E la stessa città che ancora non sa cosa ci sia stato davvero, e ancora c’è, nella favolosa discarica di Pitelli, nota al mondo intero.
La stessa città che ha pensato bene di provare ad affidare a chi ha gestito quella discarica, ovviamente indagato, l’incarico miliardario di bonificarla. È la città dal cui porto sono salpate un paio di dozzine di navi sorelle della velenosissima Jolly Rosso, tutte ora seppellite negli abissi mediterranei; e ancora non sa cosa abbiano lasciato qui, prima di salpare.
È la città delle cave di amianto e delle discariche di amianto, la città dove il giudice incaricato di indagare è ora indagato perché sospettato di non aver indagato affatto.
La città dove il sospetto che nessuno tra chi dovrebbe cercare di sapere e far sapere ha una qualche intenzione di assolvere al suo sacro mandato, non sarà mai altro che una quasi certezza.
Una città assolta in eterno per insufficienza di prove, in eterno per questo condannata.
Una città con la classe politica più tranquilla del mondo, predestinata da generazioni a sopravvivere a qualunque contingenza, scolpita nel marmo di un destino traslato da padre spirituale a figlio elettivo.
Un destino che nemmeno nella Corea di Kim Il Sung è stato così placidamente duraturo: segretario del partito, sindaco, parlamentare.
Perché questo accada occorre silenzio e accordo, accordo e silenzio d’acciaio: uno per tutti, tutti per uno.
Se questa è la città, se è possibile che abbia potuto vendersi e continuare a farlo al minor offerente, al prezzo pattuito per il veleno, allora si capisce come edifichi il suo bel museo in un deserto di angoscia e tristezza.




























postato da: sciac alle ore 07:23 | link | commenti
categorie: discariche
martedì, dicembre 07, 2004

LE NAVI DEI VELENI

Nel 1988 la motonave era stata noleggiata dal nostro gover­no per andare a recuperare in Libano 9 mila 532 fusti di rifiuti tossici nocivi, esportati illegalmente da aziende italia­ne, e tornando in patria si era conquistata il nomignolo di "nave dei veleni", restando poi in disarmo nel porto di La Spezia dal 18 gennaio dell'89 al 7 dicembre del ‘90…

Cda Pitelli Legambiente Wwf

Invitano la popolazione alla conferenza pubblica

LE NAVI DEI VELENI:UN CASO CHE TOCCA ANCHE LA SPEZIA

Lunedì 13 Dicembre 2004 ore 17.00

presso Sala Multimediale Palazzo della Provincia
Via Vittorio Veneto 2, IV piano

Introduzione di

Roberto Lamma

Resp. Centro azione giuridica legambiente liguria

Modera

Marco Toracca Wwf

Ne discutono:

Riccardo Bocca

Giornalista dell’Espresso

Enrico Fontana

Responsabile ambiente e legalità Legambiente nazionale

Stefano Lenzi

Responsabile istituzionale WWF Italia

Nel corso della manifestazione verrà proiettato un film sul disastro di Pitelli



postato da: sciac alle ore 00:02 | link | commenti
categorie: discariche
venerdì, dicembre 03, 2004

Piano Strategico della Spezia: l'idea è buona ma non convince le Associazioni
Wwf, Italianostra e Legambiente plaudono a tutte le iniziative di decisione partecipata, ma non firmano il documento finale del Piano Strategico spezzino in quanto "le scelte strategiche erano già state decise a priori", mentre non è emersa la cultura della pianificazione - programmazione partecipata dal basso.
Nella partecipazione consensuale, l'Amministrazione promuove la partecipazione solo alla scopo di costruire il consenso sulle scelte strategiche già prese nei tavoli delle istituzioni. Nella Pianificazione Progettazione Partecipata dal basso è la Comunità che si mette al lavoro e produce strategie e progetti da confrontare e su cui raggiungere la mediazione, e questa era la strada da seguire.
La Carta d'Intenti del Nuovo Municipio, sottoscritta a Firenze nel 2002 dal Sindaco Pagano, promuove, nel senso suddetto, delle vere e proprie costituenti di processi partecipativi strutturati inserendo gli obiettivi e le modalità del processo nei propri statuti e regolamenti.
In questo contesto il Piano Strategico della Spezia si è rivelato uno strumento utile a raccogliere nella Commissione Ambiente le moltissime criticità ambientali, mentre nelle restanti commissioni si è assistito sostanzialmente ad un avvallare scelte strategiche già decise, scritte e confezionate dalle Amministrazioni e dagli Enti Pubblici: ad esempio non si è voluta compiere una vera svolta nella definizione di un progetto di golfo complessivo, limitandosi a progettare solo la (pur importante) riqualificazione della Calata Paita.
Per tutte queste ragioni, e fintanto che non avverranno significativi segnali di apertura nelle scelte strategiche, le sottoscritte associazioni non possono legittimare un piano strategico dove più che spettatori, fino ad ora, le sottoscritte non sono state considerate.
Il Documento Integrale:
 
 

Affrontando il tema di un piano strategico, sia esso Comunale o Provinciale, inteso come metodologia di partecipazione e condivisione delle scelte da parte dei diversi attori sociali, espressione della Società Civile, non si può non esprimere apprezzamento nei riguardi di quelle Amministrazioni che hanno deciso di adottarlo; quando poi gli argomenti trattati comprendono tutte le specificità settoriali che riguardano la vita sociale, e non soltanto alcune, tale apprezzamento è ancora più sentito.

Da tempo le Associazioni Ambientaliste firmatarie del presente documento ritengono quindi i percorsi e i tavoli partecipati con le Amministrazioni Pubbliche quali buoni strumenti per attuare e condividere scelte importanti nell'interesse della comunità. Ne sono riprova le numerose partecipazioni ai tavoli di Agenda 21 e le numerose richieste di attivazione dell'Inchiesta Pubblica sul Piano Regolatore Portuale.

Al di là delle ottime occasioni rappresentate da Agenda 21 per raccogliere numerose istanze e problematiche, tra le quali quelle relative alla insostenibilità ambientale del PRP, non ci sono mai stati significativi segnali che facessero intuire da parte del Comune della Spezia la volontà di dar seguito ai contributi costruttivi delle Associazioni, che avrebbero potuto aprire scenari alternativi, meritevoli almeno di un approfondimento.

Nello specifico dell'Inchiesta Pubblica, l'Autorità Portuale ha sempre disconosciuto tale strumento, tollerato di fatto solo per ottemperare all'Intesa data al Comune della Spezia nell'iter di approvazione del Piano Regolatore Portuale. Il Comune capoluogo, dal canto suo, non fece nulla affinché i contributi "partecipati" di Comitati e Associazioni fossero tenuti in debito conto.

Si sottolinea come non più omissibile la necessità di passare dalla cultura della partecipazione consensuale a quella della pianificazione programmazione partecipata dal basso.

Nella partecipazione consensuale, l'Amministrazione promuove la partecipazione solo alla scopo di costruire il consenso sulle scelte strategiche già prese nei tavoli delle istituzioni. Nella Pianificazione Progettazione Partecipata dal basso si deve verificare una forma di redistribuzione del potere nel senso di democrazia inclusiva, estensione della cittadinanza, liberazione di territori e spazi urbani, autogestione e cambiamento materiale dei modi di vita, delle relazioni sociali e umane. E' la Comunità che si mette al lavoro e produce strategie e progetti da confrontare e su cui raggiungere la mediazione, mentre l'Amministrazione dovrebbe riorganizzarsi (in termini di procedure decisionali, di organizzazione della macchina, di promozione di istituti di democrazia diretta) per garantire che il mettersi al lavoro della Comunità :

- contenga la partecipazione anche dei soggetti più deboli rispetto a quelli della concertazione tradizionale

- incida effettivamente sulle scelte di sviluppo strategico del territorio

La Carta d'Intenti del Nuovo Municipio firmata a Firenze nel 2003 promuove, nel senso suddetto, delle vere e proprie costituenti di processi partecipativi strutturati inserendo gli obiettivi e le modalità del processo nei propri statuti e regolamenti.

In questo contesto il Piano Strategico della Spezia si è rivelato uno strumento utile a raccogliere nella Commissione Ambiente le moltissime criticità ambientali, mentre nelle restanti commissioni si è assistito sostanzialmente ad un avvallare scelte strategiche già decise, scritte e confezionate dalle Amministrazioni e dagli Enti Pubblici: ad esempio non si è voluta compiere una vera svolta nella definizione di un progetto di golfo complessivo, limitandosi a progettare solo la (pur importante) riqualificazione della Calata Paita.


Naturalmente è necessario fare distinzioni tra una Commissione e l’altra poiché, entrando nel merito dei risultati e partecipazione, i risultati sono stati differenti, talvolta anche significativamente.

Con ciò non si vuol mortificare l’impegno ed il valore dei singoli coordinatori o di coloro che hanno contribuito all’organizzazione e gestione del Piano, ma spronare gli stessi ad una maggiore attenzione agli elementi caratterizzanti di un buon Piano Strategico, che pone nella compartecipazione e condivisione delle scelte gli elementi basilari per una democratica gestione della Cosa Pubblica.

 

Per tutte queste ragioni, e fintanto che non avverranno significativi segnali di apertura nelle scelte strategiche, le sottoscritte associazioni non possono legittimare un piano strategico dove più che spettatori, fino ad ora, non sono state considerate con l’eccezione, si ribadisce, della succitata commissione ambiente.

 

Legambiente

Wwf

Italianostra

















postato da: sciac alle ore 09:47 | link | commenti (5)
categorie: prp piano regolatore portuale