Tutte le emergenze ambientali della mia città e provincia, le soluzioni possibili.
In primo piano l'espansione del porto, il dragaggio, i veleni e le discariche.
Progetti alternativi sostenibili.
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DRAGAGGI, FANNO FINTA DI NON CAPIRE
(Egidio Banti, notiziario Politico)
Svanito, almeno per ora, l’effetto “exit poll” sulla sentenza del Consiglio di stato in materia di dragaggi, nei giorni scorsi la consueta compagnia di giro che si oppone alla bonifica del golfo spezzino (senza questa volta, ad onor del vero, l’assessore regionale Giacomo Gatti, che ne ha preso lodevolmente le distanze) è tornata ad esibirsi chiedendo, con rinnovata supponenza, la “deperimetrazione” del golfo stesso dal sito nazionale di bonifica denominato “Pitelli”.
Particolarmente attivo al riguardo (la campagna elettorale si avvicina !) è parso l’altro assessore regionale spezzino, Gino Morgillo.
Dunque, secondo Morgillo e gli altri, una legge (magari il “famoso” “emendamento Grillo”, di cui però si è persa ogni traccia…) o un decreto ministeriale dovrebbero compiere il gesto che, nei giochi di carte, si chiama “carta su” !
Insomma, abbiamo sbagliato, scusate, ma l’area a mare di Pitelli (cioè il golfo, con il porto) con l’inquinamento non c’entra nulla.
Ma è possibile una cosa del genere ? Ebbene, cari amici della compagnia di giro, no non è possibile !
Badate che non diciamo che non è opportuna o che non è giusta. No, diciamo quello che voi fate finta di non capire, anche se lo sapete benissimo: un decreto del genere non è proprio possibile, perché sarebbe nullo in radice per mancanza assoluta di motivazione.
E neanche è possibile una legge, che avrebbe poi bisogno comunque di un decreto ministeriale, visto che non può essere una legge a stabilire se un sito è o no inquinato.
Dicono: ma bonificare costa troppo ! Ebbene, cari amici, a parte il fatto che i costi reali per ora non si possono ancora quantificare, non vi accorgete che proprio tale argomento vi dà, come si dice, la zappa sui piedi ?
Proprio i costi alti dimostrano, infatti, che l’inquinamento c’è, eccome.
E voi volete fare “carta su” ? Suvvia, il caso è difficile, non lo neghiamo, ma un po’ di serietà non guasterebbe…
IL PIANO E’ SUPERATO
(Egidio Banti, notiziarioPolitico)
Da tempo sosteniamo, anche su queste pagine, che la proposta di Piano regolatore portuale presentata dall’Autorità portuale della Spezia, adottata dagli enti locali e sinora mai approvata né in regione né a Roma, risulta ormai superata.
Non risultano confermati, infatti, i dati relativi al trend della movimentazione commerciale del porto, ma neppure quelli relativi alla resa del lavoro portuale per ettaro.
Appare chiaro che, se tutto ciò fosse vero, ne discenderebbe la necessità di rivedere la prospettiva dei nuovi interramenti, sempre presentata invece dal presidente Bucchioni come una “linea del Piave” per la sopravvivenza stessa del porto.
Ebbene, una chiara conferma delle nostre perplessità viene ora da Genova, ma soprattutto da Cagliari, dove nei giorni scorsi è stato sperimentato il nuovo sistema di automatizzazione delle operazioni portuali.
Come informano le agenzie di stampa, “il progetto triennale Integration, del valore di dieci milioni di euro, cofinanziato dall’Unione europea, ha dato, come primi risultati, la realizzazione del dispositivo Agv, che ha una capacità di movimentazione dei carichi nei terminali pari ad oltre 500 teu all’ora…
Il terminal automatizzato del futuro potrà raggiungere una resa tripla rispetto a quella attuale (35 mila teu per ettaro).
Il ciclo completo di una nave in un simile terminal sarà di circa sei ore, ed un terminal che può accogliere quattro navi nelle 24 ore, debitamente attrezzato, potrà raggiungere su base annua un livello di traffico pari a due milioni di teu” (cioè il doppio di quanto movimentato alla Spezia nel 2003).
Il progetto si basa su due elementi: navi ro-ro e ro-pax progettate appositamente, e un nuovo dispositivo, detto appunto Agv, appunto un veicolo teleguidato in grado di caricare o scaricare oltre 500 teu per ora.
Si tratta di un veicolo “intelligente”, che opera sia nel piazzale sia bordo della nave, sollevando i contenitori e scaricandoli nella parte desiderata.
E le navi ? Non si parla soltanto di mega-navi, al contrario di quanto vogliono farci credere alla Spezia: “Fincantieri, Izar e Cetena hanno progettato una nuova serie di navi ro-ro e ro-pax specificamente per terminal automatizzati, navi che presentano range di carico tra gli 80 e i 1400 teu, e velocità tra i 10 e i 55 nodi”.
Quindi, come si vede, resta la prospettiva di usare navi di dimensioni molto diverse tra loro, tutte però predisposte per il nuovo sistema.
E chi ha sperimentato a Cagliari il nuovo sistema?
Nientemeno che il Cict, ovvero il “Cagliari international container terminal” , che fa parte del gruppo Contship, tanto che “i risultati sperimentali di Cagliari saranno usati per una simulazione a computer nel terminal di Gioia Tauro”.
Difficile immaginare che, magari con qualche adattamento, il nuovo sistema non possa (e non debba, per i suoi committenti) essere utilizzato nel porto della Spezia. Semmai – come è apparso chiaro a Genova, dove gli operatori – ci saranno problemi occupazionali, per la possibilità di ridurre il personale di banchina: ma se la Contship potrà farlo, non sarà certo per i mancati dragaggi o per il mancato interramento di una parte del golfo spezzino…
Anzi, sembra di capire che la polemica sui dragaggi, alla fin fine, potrebbe persino venir bene ad aziende già intenzionate a ridurre almeno in parte il proprio personale di piazzale.
Per noi, a questo punto, resta un interrogativo non chiarito: se all’Autorità portuale sapevano (e non potevano non sapere) che si stava preparando questo nuovo sistema, finanziato con soldi pubblici, per quale motivo hanno insistito tanto, e tanto a lungo, sui nuovi interramenti?
Solo per salvare la faccia ? Stentiamo a crederlo.
PORTO, SIAMO ARRIVATI AGLI EXIT POLL !
Egidio Banti
E poi dicono che… non c’è più religione ! In effetti, almeno a nostra memoria, non era mai accaduto che un autorevole parlamentare di maggioranza (ci riferiamo al senatore Luigi Grillo) arrivasse ad inventare gli… exit poll di una sentenza del Consiglio di stato non ancora né comunicata né tanto meno pubblicata. Eppure è avvenuto proprio così, tanto che, giorni fa, i giornali spezzini hanno pubblicato ampi servizi sugli (testuale) “orientamenti” del Consiglio di stato stesso relativamente al ricorso dell’Autorità portuale contro la sentenza “dragaggi” del Tar Liguria. E si è arrivati ad ipotizzare, sempre sulla scorta di tali presunte “rivelazioni” grilliane, un imminente avvio dei lavori di dragaggio come a suo tempo proposti dall’Autorità portuale. Davvero incredibile e, a nostro sommesso giudizio, molto poco rispettoso delle regole fondamentali di uno stato di diritto. Ma così vanno le cose nell’Italia di Berlusconi. Comunque, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza:
1. Che il sen. Grillo auspichi una sentenza di riforma della pronuncia del Tar non è cosa nuova, ed è verosimile che, per quanto in suo potere, si sia dato molto daffare in tale direzione. Ma perché non attendere la sentenza ? Gli exit poll, ormai lo sappiamo, sono sempre rischiosi: si può andare a letto sognando i dragaggi, e ci si può risvegliare la mattina facendo i conti con le bonifiche…
2. Detto questo, va osservato che il Consiglio di stato può sì accogliere il ricorso dell’Autorità portuale, ma non è detto che lo faccia in toto. Motivo per cui è comunque cosa saggia attendere le motivazioni dell’eventuale sentenza di riforma, che potrebbe ben essere solo parziale o comunque tale da non incidere sulla sostanza delle procedure. Non va dimenticato infatti che il Consiglio di stato, l’anno scorso, aveva confermato la sospensiva disposta dal Tar. Proprio per questo appare quanto meno azzardato dedurre, magari da qualche mezza affermazione di un usciere, che un eventuale accoglimento del ricorso dell’Autorità portuale rimetta in moto, come niente fosse avvenuto, la procedura di dragaggio.
3. Non solo: è noto come la conferenza dei servizi del ministero dell’Ambiente abbia in questo frattempo modificato il piano di caratterizzazione dell’area marino-costiera prospiciente il sito di Pitelli che era stato approvato il 12 febbraio 2002, e dal quale discendevano i (pasticciati) progetti di dragaggio dell’Autorità portuale. Come minimo, la conferenza dei servizi dovrebbe riprendere in mano l’esame dei progetti in questione, per coordinarli tra loro. Ci sembra quindi da escludere che una qualunque sentenza del Consiglio di stato possa oggi (o meglio, domani) consentire un avvio pressoché immediato dei lavori di dragaggio. Sarebbe necessaria una nuova conferenza dei servizi, con possibilità di nuovi ricorsi, magari fondati proprio sulle considerazioni di diritto del Consiglio di stato… In sostanza, una vittoria dell’Autorità portuale – al punto in cui siamo – potrebbe rivelarsi una “vittoria di Pirro” e, paradossalmente, allungare ancora i tempi di soluzione del problema.
Non per nulla, avevamo sconsigliato un ricorso al Consiglio di stato mentre il ministero dell’Ambiente stava avviando nuove procedure. Noi riteniamo infatti che il Consiglio di stato “interpreterà” la norma, al massimo “attenuando” gli effetti della pronuncia del Tar, ma senza cancellarli. E restiamo dunque dell’avviso che il problema del futuro del porto della Spezia sia e resti un problema eminentemente politico, che deve essere affrontato mediante la stipula di un patto vero con la città. Quel patto che l’attuale gestione dell’Autorità portuale non è stata, purtroppo, in grado di proporre e di realizzare.