Tutte le emergenze ambientali della mia città e provincia, le soluzioni possibili.
In primo piano l'espansione del porto, il dragaggio, i veleni e le discariche.
Progetti alternativi sostenibili.
Quello che i media locali quasi mai pubblicano, lo puoi leggere in questo sito.
Sono graditi opinioni, commenti, fotografie, materiale informativo.
Cemento e petrolio soffocano
il “Golfo dei Poeti”
Valentina Giannini, Architetto
DAL SITO: http://eddyburg.it/
Diversi sono gli argomenti da trattare nel parlare del degrado ambientale del Golfo della Spezia: l’inquinamento dovuto a industrie e a discariche, gli indirizzi della pianificazione urbanistica decisi da chi governa il territorio. Qui stanno avendo luogo una serie di cambiamenti a seguito di politiche economiche e territoriali decise dalle Amministrazioni locali e concordate con l’Autorità portuale. Gli insediamenti sulle pendici delle colline e sulle rive sono stati di impatto tale per cui anche i fondali, e di conseguenza il mare, risultano inquinati.
Aveva fatto scandalo anni fa la scoperta che sulle colline di Pitelli si trovasse una discarica dove erano stati depositati illegalmente materiali inquinanti. A seguito di analisi si accertò che tali sostanze erano percolate fino a valle, inquinando una porzione profonda di collina e il mare stesso. Meno risonanza hanno avuto altre due fonti di inquinamento importante: le aree dismesse occupate dalla raffineria Ip e l’Arsenale Militare.
Proprio in questi giorni è stato deciso un ampliamento della discarica di Pitelli , per far fronte all’ennesima emergenza rifiuti, predisponendo “siti di stoccaggio provvisorio prolungato”.
I terreni un tempo occupati dalla raffineria IP dovevano essere bonificati per essere poi convertiti ad altro uso. Accertamenti hanno invece rilevato un inquinamento residuo, con conseguente apertura di un contenzioso da parte del privato che aveva acquisito le aree, su chi dovesse provvedere alla bonifica.
L’Arsenale , essendo area militare, sembra godere di una sorta di impunità: è ; il caso del “campo in ferro”, discarica di materiale ferroso esistente dal dopoguerra, con evidenti segni di inquinamento da olii, solo recentemente sequestrato dal procuratore aggiunto Attinà. Chissà cosa altro nasconde il limite invalicabile imposto dai militari, basta parlare con chiunque abbia lavorato in Arsenale (tutti qui conoscono qualcuno) per farsi venire dei ragionevoli dubbi.
Il territorio occupato dall’Arsenale inoltre è sovradimensionato rispetto alle attività svolte (un milione e mezzo di mq per 1.350 addetti civili). Una sua riconversione, anche se parziale, sarebbe una opportunità da sfruttare per recuperare spazi pubblici dei quali la città è carente.
Il porto commerciale infine.
La proposta dell’Autorità portuale (Ap), contenuta nel nuovo Piano regolatore portuale, ha come obiettivo l’espansione del porto commerciale .
Dopo trattative fra l’Ap e i comuni interessati (Portovenere, La Spezia, Lerici) è stato concordato un aumento della superficie delle banchine, da ottenere mediante la creazione di nuovi moli, utilizzando in parte il materiale proveniente dai dragaggi, di 140.000 mq a fronte di un’area attuale di 380.000 mq. Con la disponibilità di queste aree il traffico container aumenterebbe passando da novecentosettanta cinque mila Teus del 2002 a un milione quattrocentocinquanta mila Teus, movimentati per la maggior parte con autocarri. Per la movimentazione di questa quantità di container dovranno essere usate navi con capacità maggiori, quindi bisognerà dragare dei canali sul fondo marino per portare la profondità dai circa tredici metri a quindici metri.
Non c’è stato alcun dibattito, né riflessione, non solo sulla vocazione di questo territorio, ma anche sul tipo di porto da realizzare. Ammettendo che per mantenere la competitività ci sia un reale bisogno di nuove aree, si può pensare di trovare una tecnologia meno invasiva e, soprattutto, non definitiva e più flessibile.
Nel frattempo altre Ap, agendo di comune accordo con le amministrazioni locali, sono arrivate a risultati ben più interessanti, come è il caso della bonifica del porto di Livorno, fatta con fondi della Comunità Europea “Life”, o l’esperienza di Valencia, con il programma Ecoport sempre della Comunità Europea.
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totale Teus |
Teus movimentati con autocarro |
Teus movimentati con ferrovia | |
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stato attuale |
975.000 |
825.000 |
150.000 |
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previsione piano regolatore portuale |
1.450.000 |
1.300.000 |
150.000 |
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Teus movimentati con autocarro |
autocarri capacità Teus 40 p |
autocarri capacità Teus 20 p | |
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stato attuale |
825.000 |
275.000 |
275.000 |
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previsione piano regolatore portuale |
1.300.000 |
433.000 |
433.000 |
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totale autocarri |
autocarri/giorno (anno=365 gg.) |
autocarri/ora (giorno=24 ore) | |
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stato attuale |
550.000 |
1.500 |
63 |
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previsione piano regolatore portuale |
866.000 |
2.400 |
100 |
A fronte di questo aumento del traffico non sono stati previsti miglioramenti o potenziamenti della rete viabilistica se non in prossimità del porto. Per il restante territorio percorso dagli autocarri – Val di Magra e comuni limitrofi alla Spezia - dove ci sono già notevoli problemi di traffico, sono stati previsti rimedi di poca consistenza, quali il divieto di transito in alcune strade, lo sconto sul pedaggio agli autotrasportatori per favorire l’uscita al casello di S. Stefano rispetto a quello di Sarzana! Per quel che riguarda la possibilità di trasportare container per ferrovia la Pontremolese è ancora in attesa del completamento del raddoppio del binario.
Per il funzionamento del porto le aree contigue alle banchine non sono sufficienti: è stato necessario localizzare il retroporto in Val di Magra, nel comune di S.Stefano, occupando una zona di estensione pari a quella dei moli stessi. In questa area si provvede allo stoccaggio e alla riparazione dei container. Per capire l’entità dell’impatto che ha basti pensare che ormai i container raggiungono cataste di otto piani. Il progetto del nuovo porto prevede un aumento anche della superficie del retroporto.
Scempio ambientale è anche il dragaggio. L’Ap sostiene che sia necessario in quanto bonifica, utilizzando tra l’altro una campagna pubblicitaria dove a fianco di un piccolo giardino zen compare la scritta “ ;dai dragaggi un golfo più pulito”, modificata successivamente in “dai dragaggi anche un golfo più pulito”. Il dragaggio fatto con la tecnologia indicata dall’Ap metterà in circolazione i fanghi del fondale, inquinati da metalli pesanti: sarebbe invece auspicabile una vera bonifica di tutto il golfo.
A questo proposito c’è stata una interrogazione parlamentare dell’On. Paolo Cento (Verdi) alla quale il Ministero dell’Ambiente ha risposto che il dragaggio non può essere considerato bonifica, ma ha esclusivamente fini commerciali. È stato fatto anche un ricorso al Tar per la sospensione che è stato accolto. I ricorrenti ritengono sia opportuno portare prima a termine la bonifica dall’inquinamento provocato dalla discarica di Pitelli e poi redigere la Valutazione di impatto ambientale necessaria per legge.
Ancora una volta per giustificare la destinazione di queste zone ad aree portuali e retroportuali si parla di un aumento notevole di posti di lavoro, quando in realtà queste sono attività con basso numero di addetti per mq di area occupata.
Inutile dire come da parte dell’Autorità portuale non ci sia chiarezza riguardo alle persone effettivamente occupate in relazione alle attività del porto commerciale: i numeri forniti sembrano includere tutte le persone che lavorano all’interno dell’area soggetta al controllo dell’Ap. Facendo una stima realistica, considerando cioè i lavoratori occupati direttamente sulle banchine e nell’indotto (agenzie marittime, riparazioni navali, deposito e riparazione container, ecc.), si può presumere che i lavoratori siano circa duemila. Il presidente dell’Ap G. Bucchioni, dando i numeri, in un articolo apparso su un quotidiano locale alla fine del 2002 parla di circa settemila addetti, che diventano dodicimila nella trasmissione di Raitre “Ambiente Italia” dell’inizio del 2003.
Ultima trovata in ordine di tempo è stato il convegno del 23 maggio a Porto Lotti organizzato dal Comune della Spezia in accordo con l’Ap, in collaborazione con il Centro Internazionale Città d’Acqua, dove è stato presentato il concorso “La Spezia progetta il suo fronte mare, da Calata Paita al Lagora”. Il lungomare preso in considerazione è di circa un km su un totale di affaccio sul mare della città della Spezia di circa quattro km. Sono stati invitati a esporre i loro progetti gli architetti G. Vasquez Consuegra, C. Dykers, N. Portas, W. Alsop, D. Pieprz.
Nell’introdurre la giornata Bucchioni ha detto che “per il bene della collettività bisogna arrivare a dei compromessi… ognuno deve fare delle rinunce: l’Ap ha rinunciato a Calata Paita, importante nodo strategico…”: una parte importante dei cittadini della Spezia devono rinunciare a vivere in una città per vivere nel caos generato dal porto commerciale?
SUPERPORTO
Mettiamo caso che si faccia.
Da dove passano i TIR, con la Cisa già adesso perennemente bloccata?
Volano?
TERRORISMO PSICOLOGICO
A conferma del post precedente, si veda
http://web.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=33390
Questo è solo terrorismo psicologico.
NB: per ora la corrente a Spezia non è mancata.
Ieri, senza preavviso è mancata in tutta la Liguria.